I SI E I NO DELLA NOSTRA VITA

ARTICOLO IN EVIDENZA

Innanzitutto dobbiamo capire perché diciamo NO alla vita. Per dire No alla vita intendo ogni giornata in cui siamo tristi e in cui non vediamo l’ora che venga la sera per porre fine alla giornata.

Quando si nasce si vive per mesi nel giardino dell’Eden poi piano piano si deve iniziare a negare. Il padre o la madre dicono “non farlo” e il bambino lo deve fare. A volte anche a scapito del risultato, perché il bambino inizia ad avere le proprie idee, le proprie preferenze, i propri gusti. Deve contrapporsi ai genitori è l’unico modo per avere una vita separata. Il si non ti da alcuna caratterizzazione. Il no ti distingue. E’ la nascita dell’Ego, che non potrebbe esistere se non si dicessero dei no.

C’è un tempo, una stagione per dire di no, e poi arriva una stagione in cui bisogna imparare a lasciare cadere i no inutili, anche perché il no dei bambini crea l’adulto, il no inutile dell’adulto lo rende infantile. Il no ha la sua utilità, ma non ci si deve assuefare. Il si e il no non devono affiorare dai ricordi del passato, non dovrebbero essere una reazione, ma dovrebbero essere una risposta. L’equilibrio tra il si e il no è fondamentale è come inspirare ed espirare. Se sei ossessionato dal si non avrai alcun ego se sei ossessionato dal no avrai un superego. Partendo dal presupposto che nulla è sempre giusto e nulla è sempre sbagliato , perché sarebbe legato a idee fisse ed ossessive, bisogna partire dal presupposto che siamo liberi di agire e pertanto le azioni sono autonome e non predefinite.

Questo è un primo passo importante per dire Si alla vita. Se esco dai preconcetti, dal giusto e sbagliato, dalle impostazioni, ma mi sento libero nell’agire e nello scegliere, accetterò i no e i si che avrò detto serenamente. Interromperò discussioni basate su NO predefiniti o su Si che vogliamo imporre. Ma soprattutto se la discussione si basa su un’azione autonome, eviterò il senso di colpa che la discussione potrà aver causato.

Ricordiamoci che la paura è alla base di tutto. Dietro il senso di colpa c’è sempre la rabbia  dietro la rabbia viene fuori la paura.

Quando contattiamo la paura è lo stesso sentimento che avevamo da bambini.

Pertanto anche alla nostra età possiamo avere paure del 90%, perché riviviamo la paura di un evento vissuto magari quando avevamo 2 o 3 anni.

La paura rettiliana provoca la rabbia che crea poi il senso di colpa.La nostra rabbia entra in competizione con quella degli altri, con relativi attacchi di territorio (urla) e conseguente aumento della rabbia.

Quante volte discutiamo per un NO che non ci appartiene?

Facciamo un esempio. Molte discussioni nascono su quello che gli altri potrebbero pensare del comportamento del nostro compagno, di un nostro figlio. In realtà noi non saremmo feriti dall’avvenimento in se, se non fosse legato all’immagine che questo episodio assume nella nostra mente, sia perché appartiene ad un vissuto di qualche antenato, sia perché temiamo il giudizio,  ( ricordiamoci sempre che non temiamo il giudizio degli altri è la nostra insicurezza che alimenta questo sentimento). E proprio qui si rende necessario la consapevolezza intesa come comprensione dei nostri pensieri, l’attenzione focalizzata su cosa accade in noi. Cosa accade qui e adesso. Consapevolezza, infatti, significa distogliere l’attenzione dal passato e dal futuro e focalizzarsi su cosa accade in questo momento e sul valore che questo No o questo SI ha per me. La consapevolezza è essere semplici testimoni. La crescita spirituale è la crescita di questo essere testimoni. Non è la ricerca di nuove esperienze. Non ha nulla a che vedere con particolari esperienze! Non bisogna fare esperienze spirituali per crescere, tutte le esperienze sono non-spirituali. Essere testimoni è l’unico evento spirituale.

Se i No che diciamo spesso possono essere inutili, analizziamo quanti Si diciamo che ci rendono schiavi di una routine che ci logora. Quanti no potremmo dire per farci aiutare? Per appoggiarci a qualcuno? Perché non riusciamo? Proviamo a pensare a tutti i lavori domestici e gli impegni che portiamo avanti in una giornata perché non “possiamo” dire di No. A cosa ci portano? Ad accrescere una rabbia dentro che poi trasmettiamo a chi ci circonda cadendo in un circolo vizioso di rabbia e senso di colpa (con relative paure) che rappresentano degli attacchi costanti per chi ci sta vicino.

La domanda che sorge quasi come coro unico durante la lezione è: “ma come faccio a cambiare questa situazione  se tanto “mio figlio/a” mio marito etc non mi aiutano?”

Quando io nelle righe precedenti ho scritto che non possiamo dire di no, il verbo non era casuale o frutto di un errore. Non possiamo perché abbiamo delle mappe che dicono “non merito di essere aiutata” o molto spesso “merito di essere amata per quello che faccio e non per quello che sono”. Noi dobbiamo sradicare questa convinzione che valiamo per quello che facciamo, dobbiamo comprendere che valiamo moltissimo per quello che siamo.

Se io penso di non meritare di essere aiutato e che se faccio meno cose non merito amore, perché non sono abbastanza bravo, le persone che mi circondano reagiranno al mio messaggio simbolico ed emotivo e non alla mia richiesta verbale di dare una mano. Ma cosa trasmetto io? Non aiutarmi, devo dimostrare a tutti quanto sono bravo, faccio tutto io. Allo stesso tempo però siamo arrabbiati e alimentiamo la rabbia perché razionalmente ci rendiamo conto che nessuno ci considera e ci da una mano. Oltretutto quando chiediamo le cose lo facciamo alimentati da questa rabbia e convinti di non riceverle, pertanto cadiamo anche nel senso di colpa di esserci rivolti male, di non riuscire a dire la cosa con calma. Se  scegliamo di non dire niente, per non litigare, non facciamo che pensare a tutto ciò che gli altri non stanno facendo, a concentrarci su tutte le loro mancanze, in un circolo vizioso di pensieri che alimentano rabbia e consumano energia.

Come se ne esce? Prima di tutto lavorando sulla mappa concettuale, lavorando sulla nostra convinzione che valiamo per quello che siamo e non per quello che facciamo e che meritiamo di essere aiutati. A tal fine suggerisco anche di appendere dei cartelli che ripetano queste frasi per casa. La visualizzazione è ancora più efficace del pensiero.

Se io prima cambio questa mappa, poi potrò accorgermi che chi mi circonda è pronto ad aiutarmi e saprò chiedere aiuto nel modo corretto. Se non  ho lavorato su me stesso lo chiedo con rabbia, anche se verbalmente credo di aver detto bene la cosa, e lo chiedo svalutando ed attaccando chi ho davanti.

Una volta attaccati i cartelli in casa e ripetendo più volte che meritiamo di essere aiutati, iniziamo a dire qualche no, ma non graviamolo di un senso di colpa, il no dobbiamo sentirlo dentro, sentire che è corretto, che è in piena sintonia con il nostro “inconscio”. Piccoli no che diventano piccole cose che lasciamo andare.

Nella lezione emerge la tendenza di alcune a volere la casa perfetta e di non riuscire a trascurare un ‘ordine o una pulizia che sono quasi maniacali. Abbiamo compreso che più abbiamo un’identificazione Yin più la mania per l’ordine e la pulizia della casa è accentuata. Comprendendo l’origine del nostro modo di essere deve essere più facile per noi lasciarlo andare, accettarci e prenderci meno sul serio. Non parliamo di vivere nello sporco, ma di non pretendere troppo da noi e di imparare a pretendere dentro di noi una collaborazione.

Poniamo attenzione a quanti No che potrebbero essere corretti, perché ci aiuterebbero a rispettarci di più, generano No non corretti, frutto solo di rabbia e ripicca. Proprio alla luce di questo lavoriamo sul Si e sul No in modo da equilibrarli ed utilizzarli in modo costruttivo e non distruttivo.

LEGGI IL LIBRO DEL CAMBIO DI PROSPETTIVA