L'ORIGINE DELLA MALATTIA

L'ORIGINE DELLA MALATTIA

L’uomo è una macchina biologica che si trova in un ambiente dal quale è fortemente influenzato e deve reagire in base agli stimoli che riceve dall’ambiente. La nostra struttura biologica, che serve a reagire all’ambiente naturale, si è sviluppata qualche milione di anni fa per adattarsi all’habitat della savana. Che cosa ci è rimasto di quell’ambiente? Praticamente nulla. L’uomo perciò per paura ha interpretato il mondo attraverso la cultura, ha definito delle regole attraverso la religione e la morale. L’evoluzione della nostra struttura biologica, però, è inversamente proporzionale alla pressione che subiamo dall’ambiente in cui viviamo. Con il variare della cultura non varia la nostra struttura biologica, mentre con il variare della struttura biologica varia la nostra capacità interpretativa del mondo.

L’interpretazione della realtà è sempre uguale ed i simboli che vengono riconosciuti sono sempre gli stessi. E’ cambiato il modo di vestirsi, i valori religiosi o morali, ma la macchina biologica funziona sempre alla stessa maniera.

Ogni individuo ha un suo modo di pensare istintuale e “primordiale”, ma è immerso in una cultura che lo influenza. Tutti vivono pertanto un conflitto tra i ragionamenti istintuali, che hanno le loro basi nel periodo preistorico, ed i pensieri culturali che sono molto lontani da quel modo di percepire il mondo.

Partendo da questo presupposto ricordiamoci sempre che noi siamo esseri gregari, come i lupi, abbiamo bisogno del branco per sopravvivere. Pertanto tutto ciò che ci mantiene nel branco è bene (consente la sopravvivenza) tutto ciò che ci porta fuori dal branco è male (morte).

I nostri comportamenti, pertanto, sono completamente indipendenti dalla cultura, però ne sono condizionati.

La difficoltà vera sta nel fatto che le culture cambiano troppo velocemente (e pertanto anche il concetto di male/bene), mentre il cambiamento biologico, se mai ci può essere in una specie, è assai più lento.

Quando non ci si comporta in modo adeguato alla cultura ed alla vita sociale, la percezione di pericolo fa reagire l’organismo in modo esagerato e si innescano le malattie.

Se analizziamo la storia ci accorgiamo in modo evidente che esistono le malattie culturali: la peste del trecento, la sifilide del 500, la tubercolosi dell’ottocento, il cancro del novecento.

Esse rappresentano i conflitti che l’individuo vive rispetto ai valori culturali e morali del momento.

La peste bubbonica agisce sul sistema linfatico e immunitario, gonfia i linfonodi e ti fa diventare violaceo. Qual è il significato simbolico? Non sono in grado di affrontare la situazione (linfa..”la linfa della vita”) e sono livido di rabbia (viola). Nel trecento le persone non si sentivano in grado di affrontare il cambiamento e si sentivano inadatte al nuovo, infatti ha colpito prima la civiltà cinese e asiatica e poi quella europea, ma benché fossero i ratti a diffonderla ha ignorato completamente altre culture come quella africana.

La sifilide (500) è un’ulcerazione dei genitali. Il taglio rappresenta una separazione e in questo caso è una separazione da Dio attraverso il sesso. Siccome il sesso è un peccato ti porta a sentirti fuori dal branco.

La tubercolosi (800) è la tristezza, l’abbandono. La malattia si è sviluppata nel periodo del romanticismo. In quel periodo tutto era triste: i libri parlavano di bambini abbandonati e se guardiamo alla poesia di Leopardi e Foscolo troviamo l’espressione emotiva di quel periodo storico. In quel periodo si è avuto un cambiamento totale e terribile perché si sono persi i genitori come punto di riferimento e non si sono sostituiti.

Con la Rivoluzione francese sembrava che sarebbe cambiato tutto e poi invece con l’avvento della Restaurazione è tornato tutto come prima, facendo nascere un gran senso di vuoto, fallimento e malinconia.

Il cancro di adesso cosa rappresenta? La rabbia per la mancanza di vie di uscita, Nella nostra società la via di uscita è personale, individuale, non c’è collaborazione, non c’è famiglia. Siamo come un branco di lupi in cui ognuno deve cavarsela da solo e affrontare da solo la famiglia (genitori, figli, parenti), il lavoro, la società, il mondo esterno. Dobbiamo affrontare da soli sia il branco che l’ambiente.

Es Morbillo in  Sudamerica:  Nella cultura americana l’arrivo degli europei ha distrutto moralmente le radici e i genitori. Lo stupro sistematico ha inoltre creato una generazione di figli che non avevano alcuna radice.

Es Malaria in Africa è una malattia del sangue, C’è rabbia in relazione alla propria famiglia in un paese dove i legami di sangue e con gli antenati sono molto forti e ci si ammazza tra fratelli.

AIDS è una svalutazione profonda dell’individuo che non riesce più a trovare la direzione della propria vita e si isola. Nel sieropositivo c’è un senso di vuoto assoluto Si è già morti prima dello sviluppo della malattia. La sieropositività è la mancanza di un progetto. Non c’è niente. E’ la versione moderna della lebbra.

E’ molto più della depressione, perché la depressione è “mi fermo perché non so che strada prendere”.

Innanzitutto però dobbiamo capire il concetto di malattia:

anche se ci spaventiamo tanto per le conseguenze che la malattia porta dobbiamo innanzitutto comprendere che la malattia in realtà è un cambiamento corporeo biologico per un fenomeno di adattamento ad un’esperienza di vita vissuta che poteva compromettere la nostra esistenza. Se ci si riesce ad adattare, avviene un cambiamento che comporterà un ritorno non solo alla normalità ma ad un miglioramento psichico e biologico. L’elemento traumatico deve diventare il modo per cambiare il modo di pensare e cambiare l’archetipo (ruolo all’interno del branco) se necessario, altrimenti permane la malattia.

La malattia pertanto è un programma biologico sensato il cui significato e indurre un cambiamento nella biologia per aumentare la capacità di adattamento all’ambiente. O ci si evolve o si muore.

La capacità di adattamento all’ambiente di un organismo vivente dipende dalla sua capacità di ricordare gli eventi ed inserirli in un contesto adatto, per riconoscerli e reagire in modo appropriato.

Il mondo non viene interpretato dal cervello ma dal corpo. Se si tocca un oggetto o si sente un profumo, non è il cervello che percepisce questa qualità, ma è l’organo di senso (corpo) che la percepisce e il cervello la traduce in informazione, in un linguaggio che possa essere comunicato.

Il corpo gestisce gli stimoli fisici ed emotivi in modo incosciente, mentre il cervello dirige la parte razionale, cioè traduce l’esperienza in concetto.

Consideriamo che il naso dell’uomo è in grado di distinguere milioni di odori (come quello dei mammiferi), ma durante l’evoluzione la parte di cervello destinata a “comunicarli” (rinencefalo: cervello olfattivo) è stato sacrificato per sviluppare la parte frontale della corteccia celebrale, cioè quella pensante. Ma il significato corporeo degli odori non è stato sacrificato. Infatti ancora adesso si dice “la situazione mi puzza”, “quell’individuo a naso non mi piace” “ ha la puzza sotto il naso” che sono traduzioni del cervello cosciente delle informazioni ricevute dal corpo.

Circa 3000 anni fa i cinesi parlavano di cervello enterico e dicervello nervoso.

Il cervello enterico (cervello del corpo) ha dei neurotrasmettitori che si riversano direttamente nel sangue. Agisce a livello ormonale ed è un cervello reattivo di tipo emotivo ecomportamentale. Il cervello enterico manda i neurotrasmettitori direttamente nel sangue (comunica con tutto il corpo e con tutti gli organi) specialmente la serotonina che controlla umore, sonno e sensibilità al dolore. (Ecco perché quando si deve guarire una persona si dice che la si deve guarire di “pancia”).

Il cervello nervoso (cervello della mente) gestisce la razionalità e manda i neurotrasmettitori sono all’interno del suo stesso sistema e non attraverso il sangue.

E’ MOLTO IMPORTANTE LA COMPRENSIONE DEI MECCANISMI ATTRAVERSO I QUALI ACQUISIAMO LE INFORMAZIONI E REAGIAMO AGLI EVENTI .

Perché se non troviamo il significato di ciò che stiamo vivendo non comprendiamo i simboli e le nostre stesse azioni e perciò non troviamo la chiave per capire ciò che possiamo ottenere.

Troppo spesso viviamo e agiamo senza comprendere come reagiamo di fronte alle informazioni che riceviamo dal mondo esternoNormalmente cerchiamo delle soluzioni fuori di noi: Tizio, Caio o Sempronio sono la causa di quanto ci sta accadendo, dei nostri problemi, ma non guardiamo mai a come funzioniamo noi e perché reagiamo così di fronte agli eventi.

In realtà il consumo di energia fisica e psichica risiede nei conflitti che viviamo dentro di noi più che nelle situazioni esterne che dobbiamo affrontare.

La malattia diventa una necessità attraverso la quale si cerca di tenere l’ambiente esterno compatibile con la falsa percezione del mondo che abbiamo a livello inconscio.

La nostra concezione della vita, razionale e logica, tende a ignorare il potere delle emozioni, ma sappiamo tutti che molto spesso i sentimenti contano molto più del pensiero razionale.

Innanzitutto partiamo dal presupposto che tutti abbiamo una falsa visione della realtà perché esiste solo la nostra percezione della realtà e non sottovalutiamo che uno dei retaggi emozionalidella nostra evoluzione è la paura, che ci spinge a mobilitarci per proteggerci.

Il vissuto interiore è proiettato all’esterno e spesso ci confrontiamo con gli altri sui nostri punti di debolezza.

Questo crea in noi uno stato d’animo negativo, che ci porta a vivere dei conflitti.

Imparare a comprendere il significato dei sintomi diventa fondamentale per superare la malattia, perché ci permette di andare a comprendere il messaggio che il nostro corpo sta cercando di trasmetterci.

Il primo passo che dobbiamo fare, una volta compresi questi meccanismi, è lasciarci stare. Troppo spesso razionalmente analizziamo il nostro vissuto facendoci delle colpe per come abbiamo agito, per ciò che avremmo dovuto fare e non abbiamo fatto o per quello che gli altri ci hanno fatto o avrebbero potuto fare diversamente, per le scelte “sbagliate”. Man mano che si va avanti , si comprende che non è così. Non c’erano i mezzi per fare delle scelte diverse. Allo stesso tempo si comprende che anche le persone che ci circondano non ci hanno ferite volontariamente, non hanno fatto scelte per le quali dobbiamo etichettarle come “nemici”, hanno semplicemente tenuto fede ad un programma biologico che non conoscevano, così come noi. Comprendere questo è uno dei passi che porta a stare qui e adesso, a uscire dalle recriminazioni del passato.

Inoltre è importante capire che la pace che possiamo trovare dentro di noi non nasce da uno sforzo costante di repressione delle nostre emozioni, bensì dalla consapevolezza.